Innerskills Mental Coach, intervista ai co-fondatori Gatta e Polverelli

Intervista a Gatta e Polverelli

Inner-Blog

di Cristiano Abruzzese

Innerskills Mental Coach, intervista ai co-fondatori Gatta e Polverelli

INNERSKILLS MENTAL COACH – Innerskills è un gruppo di Consulenti specializzati nella gestione e nello sviluppo del talento individuale del calciatore, attraverso l’utilizzo di tecniche di Coaching, PNL e Mental Training.

INNERSKILLS MENTAL COACH – Chi si è mai chiesto cosa fa il Mental Coach? Chi è il Mental Coach? Come fa ad aiutare gli atleti a migliorare le loro performance? In Italia è una figura ancora marginale ma, rispetto agli scorsi anni, è in continua ascesa.

INNERSKILLS MENTAL COACH – Per saperne di più, EuropaCalcio.it ha contattato in esclusiva i co-fondatori della Innerskills ovvero Nicolò Gatta e Filippo Polverelli che sono intervenuti in diretta Instagram.

Questi i temi trattati.

 

Chi è e cosa fa il Mental Coach? (FIlippo Polverelli)

“La figura del Mental Coach è nata negli anni ’70 in America ma nella cultura italiana è un pochino indietro come figura. In particolare Innerskills si occupa solamente di calcio, quindi lavoriamo con calciatori professionisti. L’aspetto predominante per noi è quello formativo, senza tralasciare nessuna dinamica che riguarda anche la vita privata; in un percorso di prestazioni, la sfera individuale che c’è anche fuori dal campo assume una rilevanza notevole.

Il Mental Coach aiuta a sviluppare un po’ tutto quello che riguarda la loro possibilità di fare carriera nel mondo del calcio. Mi permetto di fare una piccola critica al sistema calcio italiano dove, purtroppo, devo rifarmi alle parole di un grandissimo allenatore come Massimiliano Allegri; la critica è quella di non incentivare lo sviluppo della creatività e del talento a favore purtroppo di modelli che vengono un po troppo instillati sin da ragazzini.

Di conseguenza, oggi siamo in un momento storico in cui la Nazionale italiana fatica a produrre risultati proprio perché si sta guardando dalla parte sbagliata, nel senso che si dà grandissima attenzione agli aspetti tecnico tattici e fisico-atletici; in base alla nostra esperienza, sono rarissimi i casi in cui c’è un’attenzione all’aspetto mentale che è quell’aspetto che effettivamente incide tantissimo sulla prestazione”.

 

Quindi cercate di vedere oltre? Nel senso: Spronate il calciatore a dare il meglio per far uscire il talento che è in lui, giusto? (FIlippo Polverelli)

“Nel potenziamento delle abilità individuali, l’aspetto prioritario chiaramente è lo sviluppo delle facoltà cognitive. Cosa significa questo? Significa che  prima ancora di lavorare sulla tecnica e sul fisico è importante predisporsi al raggiungimento dell’obiettivo; quando parlo di predisposizione mi riferisco a un approccio alla situazione di tipo mentale.

Quello che noi cerchiamo di fare e facciamo è aiutare i ragazzi a sviluppare le proprie dinamiche interne, al fine di essere sempre più consapevoli di quello che possono fare; alla fine la strada che poi ti porta a raggiungere il risultato nel nostro modo di vedere è la consapevolezza, il “conoscere te stesso”, quindi ciò che ti esalta e ciò che ti tira su come stato d’animo.

L’obiettivo per noi e per i nostri partner è quello di avere uno stato d’animo sempre di altissimo livello; di conseguenza, è più facile fare anche un passaggio a due metri, che non è una cosa scontata nel momento in cui ad esempio sei in stress”.

 

INNERSKILLS MENTAL COACH
Com’è nato Innerskills? Cosa fa e quali sono i suoi obiettivi? (Nicolò Gatta)

Innerskills nasce – se vogliamo partire dal punto di vista dell’attrazione che abbiamo avuto a livello individuale per questo lavoro – parecchi anni fa. Io e Filippo eravamo atleti (Nicolò sciatore e Filippo calciatore) e ci siamo resi conto che non bastava soltanto l’aspetto fisico, quello tecnico o tattico sia in uno sport individuale che di squadra, ma anche quello emotivo.

Ci siamo incontrati in un’esperienza precedente dove entrambi eravamo coach in un’azienda; da lì abbiamo coltivato in primis la nostra amicizia, abbiamo scambiato le nostre esperienze formative sportive differenti sempre legate al coaching – e altre aree – e abbiamo deciso di metterle insieme per dare un servizio e una conoscenza più ampia. 

Oggigiorno noi continuiamo a formarci, cerchiamo di farlo in aree diverse per poi poter mettere insieme le nostre competenze; in questo modo vogliamo offrire un servizio ancora più completo ai nostri giocatori.

Uno sport come il calcio viene visto come uno sport di squadra, ma un calciatore vive la solitudine all’interno della squadra, ovvero un’individualità. Noi abbiamo il riflesso del calciatore come ricco, pieno di donne, in un ambiente fantastico; ma, dipende da caso a caso, la realtà esterna è ben distante da questo stereotipo.

I nostri obiettivi? Sicuramente un primo obiettivo concreto, sia col finire di questa stagione che nella prossima, è quello di portare il maggior numero di atleti del nostro gruppo a raggiungere i loro obiettivi e i loro risultati, quelli che abbiamo creato insieme.

Il secondo obiettivo è quello di poter contribuire a società di livello per poter dare un valore aggiunto sia all’aspetto collettivo che a quello individuale.

Il terzo obiettivo è quello di alzare, attraverso i giocatori che abbiamo all’interno e quelli che potranno vederci e conoscerci, la caratura di categoria. Al momento noi lavoriamo con giovani calciatori, sicuramente questo è il nostro target perché con i giovani si può fare un grosso lavoro di crescita.

Il quarto obiettivo è quello di digitalizzare sempre più i nostri contenuti per dare i nostri strumenti anche a chi non vuole affrontare il percorso di un anno; avere delle linee guida nel suo percorso personale. Oggi la nostra realtà conta circa 30 calciatori”.

 

Chi sono i vostri giocatori e quali sono le dinamiche che si presentano? (Filippo Polverelli)

“Come categoria, i calciatori possono avanzare la stessa problematica piuttosto che lo stesso momento positivo però chiaramente con tutte sfumature individuali perché la storia è personale. I ragazzi con cui lavoriamo oggi partono dal semiprofessionismo (Serie D) e dalle Primavere fino ad arrivare alle categorie professionistiche.

Oggi abbiamo l’ambizione di arrivare a lavorare con qualche giocatore in Serie A che ora non abbiamo, ma siamo giovani e determinati a raggiungere questo obiettivo. Siamo attorno al nono mese di questo percorso che stiamo condividendo: il calciatore più giovane ha 17 anni, il più grande 26; lavoriamo con profili che permettono di vedere la crescita personale a 360° oltre che una crescita professionale, che sono i motivi principali per cui si rivolgono a noi piuttosto che a un live coach o a uno psicoterapeuta.

La differenza tra noi e lo psicoterapeuta? Parto dalle basi: lo psicoterapeuta ha una formazione diversa da quella che abbiamo noi; io sono laureato in psicologia ma questo non è un requisito del coaching, in generale. Per essere uno psicoterapeuta è importante fare tutto un iter formativo per cui finiti i cinque anni poi c’è la specializzazione in psicoterapia.

Nel pratico, la differenza sostanziale che noi abbiamo rispetto ad uno psicoterapeuta è che il nostro modo di lavorare, di inserirsi nella vita del calciatore, non è unito solamente ad una problematica da risolvere ma è collegato molto di più allo sviluppo delle potenzialità.

 

Il Mental Coach aiuta l’atleta a raggiungere obiettivi importanti stabiliti utilizzando a pieno le sue capacità, attraverso l’utilizzo delle abilità mentali di cui dispone

INNERSKILLS MENTAL COACH – Che tipo di rapporto si instaura con il calciatore? (Nicolò Gatta)


Il coaching ha una sfumatura di psicologia positiva che nella psicoterapia è molto più difficile trovare. La psicoterapia lavora molto sul passato per migliorare il futuro, noi invece lavoriamo nel momento presente per il futuro desiderato”.

team players innerskills

“Si instaurano rapporti diversi da calciatore a calciatore; con tutti c’è un rapporto professionale, che è dato proprio dal lavoro che portiamo avanti, il quale in media dura un anno. Ovviamente il livello di confidenza è molto alto, nel senso che c’è un’apertura totale sia da parte nostra che da parte del calciatore; per riuscire a superare quelli che sono i limiti, le barriere, le resistenze, per riuscire ad esprimersi al 100% c’è bisogno di confidenza, perché il lavoro di coaching è una cooperazione tra i due, non è dire cosa deve essere fatto e loro lo fanno, altrimenti saremmo dei professori.

Emergenza Coronavirus? In questo periodo, ci interfacciamo con i calciatori anche con strumenti comunicativi come Face Time, Skype o il telefono; nell’era digitale per noi è una soluzione ottimale che già adottiamo anche durante l’anno. Infatti, contando 30 giocatori sparsi dal Nord al Sud Italia, facciamo fatica ad essere settimanalmente dappertutto; sia per noi che per loro c’è un settaggio lavorativo che portiamo avanti in maniera molto tranquilla”.

 

 

Da chi è formato lo staff Innerskills? (Filippo Polverelli)

“Il nostro intento è aiutare il ragazzo a sviluppare tutta quella che è la sfera personale e professionale. Per fare questo, abbiamo deciso di affiancare il lavoro di più professionisti; la parte mentale probabilmente è la chiave di accesso ad altre aree di miglioramento ma non dobbiamo tralasciare l’importanza di offrire altri servizi.

Tra le figure che annoveriamo nel nostro staff possiamo trovare un maestro di tecnica che è Francesco Lunardini, ex calciatore di Serie A (ha giocato con la maglia del Parma, ndr) che aiuta i ragazzi a lavorare sulla tecnica individualizzata anche in funzione al ruolo che ricoprono in campo e per sviluppare qualche nuova skills.

Poi c’è il preparatore atletico, il dott. Filippo Dolci, docente tra l’altro associato all’Università di Perth in Australia, quindi di grandissimo livello e di caratura internazionale; è una delle punte di diamante dello staff di Innerskills.

Poi abbiamo Eugenio Sebastiani, match analyst; con lui cerchiamo di fornire ad ogni calciatore che può essere interessato anche l’opportunità di vedersi da fuori e fare una raccolta di materiale multimediale che gli permettono di notare quello che può migliorare.

C’è Giacomo Fattori, nutrizionista sportivo; ha grandissima conoscenza nelle performance calcistiche perché anche lui viene dal mondo di calcio, è stato calciatore finché non ha scelto l’università giusta per lui. 

Ultima ma non per importanza è l’avvocato Chiara Massimino: il suo compito è quello di aiutare i ragazzi, laddove ce ne fosse bisogno, in diritto sportivo”.

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