"Chi è, cosa fa e come lavora il Mental Coach?"

Intervista a Gatta e Polverelli

90min

di Francesco Manno

Nicolò Gatta e Filippo Polverelli, fondatori di Innerskills, hanno rilasciato alcune dichiarazioni a 90min Italia. Innerskills è un gruppo di Consulenti specializzati nella gestione e nello sviluppo del talento individuale del calciatore, attraverso l’utilizzo di tecniche di Coaching, PNL e Mental Training. Ecco le parole di Gatta e Polverelli:

Chi è Mental Coach e cosa fa?

“Il Mental Coach aiuta l’atleta a raggiungere obiettivi importanti stabiliti utilizzando a pieno le sue capacità, attraverso l’utilizzo delle abilità mentali di cui dispone. Aiuta a sviluppare tutto quello che riguarda la loro possibilità di fare carriera nel mondo del calcio. Oggi siamo in un momento storico in cui la Nazionale italiana fatica a produrre risultati proprio perché si sta guardando dalla parte sbagliata, nel senso che si dà grandissima attenzione agli aspetti tecnico tattici e fisico-atletici; in base alla nostra esperienza, sono rarissimi i casi in cui c’è un’attenzione all’aspetto mentale che è quell’aspetto che effettivamente incide tantissimo sulla prestazione”.

Il Mental Coach aiuta l’atleta a raggiungere obiettivi importanti stabiliti utilizzando a pieno le sue capacità, attraverso l’utilizzo delle abilità mentali di cui dispone

Come nasce la Innerskills Mental Coach?

“Ci siamo incontrati in un’esperienza precedente dove io e Filippo Polverelli eravamo coach in un’azienda; da lì abbiamo coltivato in primis la nostra amicizia, abbiamo scambiato le nostre esperienze formative sportive differenti sempre legate al coaching – e altre aree – e abbiamo deciso di metterle insieme per dare un servizio e una conoscenza più ampia. Ogni giorno noi continuiamo a formarci, cerchiamo di farlo in aree diverse per poi poter mettere insieme le nostre competenze; in questo modo vogliamo offrire un servizio ancora più completo ai nostri giocatori. Uno sport come il calcio viene visto come uno sport di squadra, ma un calciatore vive la solitudine all’interno della squadra, ovvero un’individualità. Noi abbiamo il riflesso del calciatore come ricco, pieno di donne, in un ambiente fantastico; ma, dipende da caso a caso, la realtà esterna è ben distante da questo stereotipo”.

In che modo lavorate sul calciatore?

“Quello che noi cerchiamo di fare e facciamo è aiutare i ragazzi a sviluppare le proprie dinamiche interne, al fine di essere sempre più consapevoli di quello che possono fare; alla fine la strada che poi ti porta a raggiungere il risultato nel nostro modo di vedere è la consapevolezza, il “conoscere te stesso”, quindi ciò che ti esalta e ciò che ti tira su come stato d’animo. L’obiettivo per noi e per i nostri partner è quello di avere uno stato d’animo sempre di altissimo livello; di conseguenza, è più facile fare anche un passaggio a due metri, che non è una cosa scontata nel momento in cui ad esempio sei in stress”.

Chi sono i vostri calciatori e che problematiche hanno?

“I calciatori con cui lavoriamo solitamente sono ragazzi giovani, o nel pieno della maturità calcistica, di età compresa tra 16 e 30 anni, accomunati tra loro dalla voglia di migliorare la capacità di esprimere il proprio talento in campo. Spesso si rivolgono a noi perché si rendono conto che l’aspetto che fa maggiormente la differenza tra vittoria o sconfitta, così su rettangolo verde come nella vita, è quello mentale. Tutto infatti dipende, dalla capacità di gestire lo stato d’animo e sviluppare una consapevolezza di sé positiva in funzione dell’obiettivo di vita e/o carriera che gli regalerebbe la realizzazione personale, quindi il massimo grado della felicità. A noi non piace parlare di problemi, perché di fatto solo una piccola parte di loro presenta situazioni problematiche, che solitamente riescono ad essere superate in poco tempo, mentre riconosciamo la difficoltà sociale di riuscire a valorizzare il proprio talento, a causa dei condizionamenti che riceviamo dalla cultura, dalla società e dalla famiglia durante gli anni dello sviluppo, che solitamente tendono a spegnere le nostre possibilità di brillare piuttosto che ad accentuarle”.

Ci sono alcuni calciatori come Balotelli e Cassano che, pur avendo dei mezzi tecnici straordinari, non sono riusciti a sfruttare completamente le loro potenzialità. La figura del mental coach avrebbe potuto aiutarli in qualche modo?

“Per quanto riguarda i giocatori di enorme talento, che però non hanno mantenuto le aspettative di grandezza che si potevano intravedere agli inizi della carriera, vorremmo semplicemente dire che loro sono esempi perfetti dell’idea per cui, avere talento non corrisponde ad avere successo. Questa abilità innata, sicuramente ha sfumature diverse in ognuno di noi, ma come possiamo notare dalle carriere di questi giocatori, non è un dono divino che garantisca l’affermazione di sé, perchè il talento se viene allenato cresce, se non viene allenato diminuisce. Una figura professionale come quella del Football Coach è molto utile in questi casi, perchè da maggiori possibilità di valorizzare le abilità che già il calciatore possiede. Questo non garantisce un risultato positivo, perché l’intenzione con cui l’atleta svolge il percorso di lavoro è l’ago della bilancia: se ha fiducia e volontà di trasferire in pratica la strategia che costruiamo insieme, in base alla nostra esperienza, avrà la possibilità di andare molto vicino, o addirittura centrare il proprio obiettivo. Viceversa, se il calciatore non affronta questo percorso con fiducia e voglia di rompere le proprie convinzioni, sarà molto difficile che ottenga quanto desiderato. Per riassumere, noi avremmo potuto aiutarli a migliorare senza dubbio, ma l’efficacia del percorso sarebbe dipesa solo dalla loro voglia di battersi davvero per realizzare il proprio sogno”.

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